Anisakis

Pesce crudo: rischio anisakiasi (o anisakidosi)

Quando mangiate il pesce crudo (a casa, al ristorante, dagli amici, etc.) chiedetevi sempre se siete pronti a scommettere la vostra salute e un possibile intervento chirurgico (sì, un intervento chirurgico), o se avete la sicurezza che siano state prese le misure necessarie per scongiurare il rischio anisakiasi.

Pesce crudo: rischio anisakiasi (o anisakidosi)

L’anisakis è un nematode (ossia un verme) che è frequente in alcuni organismi marini, dai crostacei ai grandi mammiferi, e che può essere trasmesso ad altri pesci (come ad esempio tonni e salmoni) per via alimentare.

Questo può essere trasmesso anche all’uomo, nel caso in cui mangi del pesce contaminato, ed è pericolosissimo, poiché il verme (se non espulso) prova a fuggire dall’acidità dello stomaco e dell’intestino, cercando di far breccia nelle pareti degli organi coinvolti.

Così facendo provoca una forte reazione immunitaria, dove gli eosinofili circondano rapidamente il verme fino a formare una massa granulomatosa di grandi dimensioni, e che spesso viene confusa con tumori o con il morbo di Crohn. Il trattamento è quasi sempre d’urgenza e prevede un intervento chirurgico volto alla rimozione della massa e delle pareti dei tessuti coinvolti, per evitare il rischio di perforazione.
Anisakis

I sintomi della anisakiasi sono nausea, dolore addominale, diarrea, febbre, stanchezza e blocco intestinale. Possono manifestarsi da pochi giorni fino a due settimane dall’ingestione.

Come difendersi da questo rischio?

Innanzitutto la risposta più semplice è mangiando il pesce cotto (e non crudo): è sufficiente cuocere il pesce a 60 gradi per un paio di minuti per uccidere tutti i nematodi.

Se poi si vuole proprio mangiare il pesce crudo allora è fondamentale una delle seguenti operazioni:
– Congelare il pesce a -18 gradi per almeno 96 ore (4 giorni)
– Abbattere il pesce (con l’abbattitore quindi) a -18 gradi per 24 ore (1 giorno)

In entrambi i casi (cottura o congelamento/abbattitura) non si può comunque escludere il rischio di una reazione allergica negli individui sensibili (quali ad esempio orticaria e reazioni anafilattiche).

Fonte immagine: wikipedia